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Il Gran Maestro dei Templari Tommaso Berardi dei Conti dei Marsi, e la salita al trono di Carlo D’Angio.

Fra i Templari candidati a rimpiazzare Alberto da Canelli, fu individuato Amauri de La Roche, precettore di Francia, assai vicino a Luigi IX e dunque agli interessi del di lui fratello Carlo.

Il 17 maggio 1266, papa Clemente IV esortò il gran maestro templare Tommaso Berardi, ad affidare ad Amauri l’amministrazione dei beni dell’Ordine in Sicilia. La richiesta del pontefice, fedele alla monarchia capetingia, restò tuttavia inascoltata. Il Berardi della famiglia dei Conti dei Marsi, doveva presumibilmente considerarsi relativamente svincolato da quelle logiche di potere che tendevano a conferire una posizione di preminenza agli interessi del regno transalpino ed a quelli delle sue emanazioni politico-territoriali. Pur dovendo obbedienza al papa, il nostro Tommaso, era tuttavia scarsamente propenso, atteso il clima di incertezza politica nel quale versava il Regno di Siciliaa pochi mesi di distanza dalla battaglia di Benevento, a depauperare le risorse del proprio Ordine, per soccorrere Carlo d’Angiò.

Perciò, nell’eventualità in cui Corradino fosse riuscito a riconquistare il Mezzogiorno, i Templari avrebbero dovuto rendere conto a costui del sostegno accordato agli Angioni, i quali, nel 1267, per il tramite di Amauri de la Roche e con il placet di Clemente IV, avevano per altro ampiamente beneficiato delle rendite che l’Ordine possedeva in Francia.

E’ possibile dedurre che all’interno dell’Istituto rosso-crociato ebbero ben presto a materializzarsi due correnti contrapposte: una preminentemente francofona che operava sotto copertura pontificia, il cui membro più rappresentativo era Amauri de la Roche, commendatore della provincia politicamente e strategicamente più importante per il Tempio; un’altra facente capo al maestro Tommaso Berardi, il quale tentava di arrestare il depauperamento del patrimonio del proprio Ordine a favore di Carlo, in considerazione della estrema volatilità politica che animava non solo il regnum Sicilie, ma anche l’Oriente latino. Agli occhi della più alta carica rosso-crociata, dovette forse sembrare intollerabile che la propria autorità venisse così pesantemente compromessa da un suo subordinato il quale, spalleggiato dal papa e dalla corona francese, continuava ad impegnare disinvoltamente le risorse finanziarie dell’Istituto palestinese, nella lotta senza quartiere contro gli ultimi Svevi.

Intanto il 25 luglio del 1265, dopo un assedio durato sei settimane, il sultano

Baybars aveva conquistato la fortezza templare di Safed e l’avanzata dei mamelucchi Outremer sembrava inarrestabile. Il 10 luglio 1266, Tomaso Berardi dichiarò di avere finalmente ricevuto 100 once d’oro, somma che il suo Ordine vantava già dal 1259 dai Prediatori di Messina, per l’acquisto da parte di questi dell’area detta Perreria.

Il crescente sforzo militare in Oriente e l’impossibilità di rendere produttive quelle proprietà in buona parte ubicate nella Puglia settentrionale, che Federico II aveva confiscato e ceduto in usufrutto a personaggi del proprio entourage,dovettero forzare l’Ordine a procedere alla vendita di alcuni beni, in modo da potere continuare a sostenere lo sforzo bellico contro l’aggressivo sultanato mamelucco d’Egitto.

Il 25 luglio del 1265, dopo un assedio durato sei settimane, Baybars prese il castello templare di Safed che dominava le riva occidentale del lago di Tiberiade.

Nel 1268 Tommaso Berardi non poté fare nulla per contrastare la resa al sultano della guarnigione della fortezza di Gaston (in Cilicia), che controllava il Passo della Siria, tra Alessandretta ed Antiochia.

Il 15 aprile di quell’anno, Beaufort, un altro maniero del Tempio ubicato nel Libano meridionale, capitolò dopo avere resistito per diciannove giorni all’incessante bombardamento di 26 devastanti mangani, in grado di lanciare massi alla distanza di 120 metri ed oltre.

Carlo D’Angiò volle, da subito, instaurare relazioni cordiali con il Tempio e già sul finire del 1266 fino alla fine del 1268, affidò al frate rosso-crociato Goffredo l’incarico di provveditore alle opere fortificate d’Abruzzo. Anche i Giovanniti ripresero regolarmente le loro attività di trasferimento di beni alla volta della Terra Santa e tre provvedimenti a firma di Carlo del 1269, attestano condotte volte a difendere i frati bianco-crociati dagli abusi degli stessi ufficiali regi.

Il progressivo, consistente innesto di membri degli ordini militari templare ed ospitaliero all’interno dell’amministrazione angioina, fu il risultato della vittoria di Carlo sulle truppe di Corradino, verificatasi il 23 agosto del 1268 presso Tagliacozzo.

Anche il maestro provinciale templare per il Regnum Sicilie, Stefano de Sissy, era di origine francese e nonostante alcune turbolenze che lo avevano condotto a violenti contrasti con il papato nei quali era stato, per altro coinvolto anche il Gran Maestro Tommaso Berardi, riuscì comunque a conservare il governo rosso-crociato del Mezzogiorno d’Italia dal 1270 a presumibilmente parte del 1272.

Tommaso Berardi ne aveva verosimilmente caldeggiato l’elezione perché riteneva che tale personaggio fosse in possesso di doti caratteriali tali, da consentirgli di guidare, con polso fermo, un territorio strategicamente importante come il Sud Italia, cercando però di non sottoporre l’Ordine ad un eccessivo processo di appiattimento nei confronti delle politiche regie.

Tommaso Berardi non poteva di certo permettersi di scontentare un monarca che garantiva al proprio istituto la libera fruizione dei porti del Regnum e che aveva, sempre scrupolosamente, rispettato le prerogative del Tempio, nonché le sue proprietà nel meridione d’Italia. Un interessante documento del 1279-80, ricorda due autorizzazioni concesse al templare «Raimundum Columbum»; la prima per l’invio da Manfredonia ad Acri, a bordo della terida templare Santa Maria di Betlemme, di 1000 salme di frumento, di alcuni animali e di sei salme d’orzo; la seconda per la spedizione ancora da Manfredonia, a bordo di un’altra nave della «Militia», di duemila salme di grano, «vegetes pleni vino trecenti, carnium salitarum meczini quadrigenti, de case miliaria triginta, vegetes pleni mille vigenti quinque», insieme a numerosi pellegrini.

Nel 1271 il sultano avanzò nuovamente in territorio cristiano ed in febbraio le sue truppe comparvero presso il castello templare di Safita (Castel Blanc). La piccola guarnigione rosso-crociata oppose una tenace resistenza ma alla fine, su consiglio di Tommaso Berardi,questa fu costretta alla resa, ottenendo di potere ripiegare verso Tortosa.

Nel maggio del 1274, presso Lione, presero avvio i lavori di un Concilio voluto da papa Gregorio X, al quale fu presente anche il nuovo Gran Maestro del Tempio Guglielmo di Beaujeu, succeduto a Tommaso Berardi, che era morto nel 1273. Per quanto il suo magistero fosse stato funestato da disastrosi rovesci militari che avevano eroso irrimediabilmente il patrimonio orientale del Tempio, egli aveva comunque amministrato il proprio ufficio con moderazione e saggezza, tentando di ridimensionare le conseguenze derivanti dal progressivo disfacimento della consistenza territoriale degli Stati latini d’oltremare.

Insieme ad Ugo Revel, Tommaso Berardi aveva altresì tentato di comporre le annose rivalità fra Ospitalieri e Templari, cercando di stemperare i motivi di contrasto anche in campo politico, così come era del resto avvenuto con l’elezione di Ugo di Cipro a re di Gerusalemme. In tale frangente, la fazione sostenuta dagli Ospitalieri aveva avuto la meglio ed il Berardi alla fine aveva accettato, per quanto riluttante, la decisione dell’Alta Corte, evitando di difendere ad oltranza le proprie posizioni politiche. Il nuovo maestro Guglielmo di Beaujeu, invece doveva la propria elezione quasi certamente all’interessamento personale di re Carlo, del quale era consanguineo. Perciò, una volta giunto ai massimi vertici dell’Ordine, costui tentò di favorire in tutti i modi gli interessi della Corona francese di Sicilia. (1)

(1)(Cristian Guzzo in : Carlo i d’angio, i templari e gli ospedalieri: strategie pro defensione terrae sanctae e calcolo politico durante i maestrati di tommaso berard ed ugo revel).

Per chi vuole approfondire la storia dei templari nella Marsica leggi anche: https://giancarlosociali.it/2019/06/18/templari-a-celano/

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