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Tommaso da Celano il “Beato”

Certo è che Tommaso, fu un importantissimo personaggio del culto di San Francesco, se non proprio il gestore del culto stesso. Come dice Raimondo Michetti addirittura, un fedele custode della Santità di Francesco. Infatti, fu proprio Tommaso, come spiega Giordano da Giano, a consegnare le reliquie del corpo di Francesco, parti dell’abito ed i capelli ai confratelli. Reliquie trasportate poi in Germania, come a fare da ponte di santità, tra l’Italia e le provincie Teutoniche. Giordano racconta inoltre, lo stupore che prova vedendo, come per i minoritici germanici, crebbe a dismisura l’amore, dopo la morte del Santo.

Peccato non poter affermare con certezza, la sua impronta nella creazione dei conventi di Tagliacozzo e di Celano, come non possiamo affermare la sua presenza nei territori marsicani, nemmeno nei suoi scritti.

Ma è questa, forse una delle doti maggiori del “Nostro” Tommaso, quella cioè di non emergere in primo piano, inserendosi lui stesso nelle vicende pur avendone la possibilità. Non si fà notare, nemmeno quando narra fatti ed episodi avvenuti nella Celano o nella Marsica. Egli, narra genericamente, i luoghi attraversati da Francesco, senza lasciarsi andare allo spirito campanilistico, e l’unica volta che lo fà, ma solo per evitare disguidi, e quando narrando del salvataggio del bambino nel pozzo, puntualizza che il fatto, fosse avvenuto a Celano in Capitanata, distinguendola dalla Celano natia.

In effetti, più studiamo Tommaso e più vediamo che il suo rapporto con la terra natia è scarso o inconsistente. Neppure i fatti avvenuti nel 1223, della distruzione di Celano da parte dell’Imperatore, danno motivo al “Beato” di infierire contro lo stesso… e poteva farlo. Questo fatto, che all’inizio mi sembrava inaccettabile, sia sotto il profilo di puro campanilismo, sia come rispetto verso i morti che ci furono, pian piano, venendo alla luce nuovi studi, mi fanno aprire un altro capitolo. Voglio dire con ciò, che può esserci la possibilità, che Tommaso volutamente non abbia scritto contro l’Imperatore, e volutamente non abbia mai “ripreso la via di casa”. Casa, che oramai da anni non aveva più, da quando il Conte di Celano Pietro o Riccardo, furono scacciati dalla Contea dal Tommaso dei “Conti” di Segni, aiutati dal Papa. (…..)

La sua comparsa nella Marsica, e senza clamore, si avrà quando sarà nominato guida spirituale delle Clarisse di Val de Varri, dove mori nel 1260, e il giorno si farà ricadere proprio il 4 Ottobre, lo stesso giorno in cui è nato San Francesco.

Il radicamento di Tommaso alla sua terra, lo vediamo solo dopo la sua morte. La sua venerazione, sarà anche tardiva, cioè, sarà venerato il “Beato” e non l’agiografo. Addirittura, nel periodo medioevale sembra non esistere, ed apparirà solo sulla porta di San Francesco della Città di Celano, con un affresco risalente al XIV secolo, dove il Beato appare con in mano il libro delle Dies Irae. Questa testimonianza ce la dà anche Palo Antonio Corsignani nella sua Reggia Marsicana, dove dice che i Celanesi, in onore del loro Santo Paesano, lo hanno dipinto alla porta di ingresso di Celano, affinchè la sua patria possa essere custodita dall’onnipotente contro tutte le sciagure.

Solo in tempi moderni, si hanno delle fonti riguardanti il culto del Beato, e cioè da quando nel lontano 1476, data dell’abbandono del monastero di Val de Varri da parte delle Clarisse, i pastori, nonostante il sepolcro di Tommaso fosse lasciato a se stesso, continuavano ad andarlo a visitare ed a chiede il suo intervento. Grazie anche ad un eremita, che aveva stabilito lì la propria cella eremitica, a manifestazione del culto spontaneo e popolare.

La fama di miracoli derivanti dal sepolcro, attirarono l’attenzione dei cittadini della vicino Scanzano, come anche quella dei Frati Minori di Tagliacozzo, i quali di nascosto, eludendo la sorveglianza dei Scanzanesi, nottetempo si impossessarono delle sacre spoglie, e con l’aiuto del popolo lo trasferirono presso il loro convento.

Ad oggi è rimasto li, ed i suoi meriti sono vivi solo nell’animo popolare ma non in quello della chiesa. Come a continuare i problemi familiari con la Santa sede, problemi presenti fin dal 1220 circa.

Per la vita e le opere vi rimando a: https://giancarlosociali.it/2018/02/16/tommaso-da-celano-ed-il-grande-rogo-medioevale/

Buona lettura

Giancarlo Sociali

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