IL TRATTURO CELANO – FOGGIA NEL RISORGIMENTO

Il generale spagnolo José Borges (Catalogna, 1813 – Tagliacozzo, 8 dicembre 1861) fu inviato da re Francesco II di Borbone per riconquistare il Regno delle Due Sicilie dopo l’Unità d’Italia. Dopo aver rotto con il brigante Carmine Crocco, il piccolo contingente fedele a Borges inizia la ritirata verso il confine pontificio attraverso il Regio Tratturo Celano-Foggia. Egli da Roccaraso attraversa l’altopiano delle Cinquemiglia e scende a Roccavalleoscura (Rocca Pia), Pettorano sul Gizio, lambisce Sulmona e salito la costa Raiano attraversa Goriano Sicoli per arrivare da lì a Forca Caruso.   A Forca si dirige sempre camminando lungo il tratturo verso Collarmele, passa sotto Cerchio ed Aielli, e nel territorio di Celano si ferma a mangiare nella taverna di Quatranelle.

La taverna anticamente, alla nascita del tratturo, era di proprietà del cardinal Montalto, all’epoca dei fatti era del duca Francesco Sforza Bovadilla ed era gestita da Pasquale Ranalletta di Celano. Questi, rifocillato il contingente borbonico, acconsentì che il figlio Luigi facesse da guida per raggiungere il prima possibile il confine dello Stato Pontificio. Borges, giunto quasi al confine tra l’Abruzzo e il Lazio, ordinò ai suoi uomini di fare una sosta durante la fredda e nevosa notte tra il 7 e l’8 dicembre 1860 a Sante Marie, presso la cascina Mastroddi, in località La Luppa. Questa decisione si rivelò fatale: il generale e il suo drappello vennero braccati dai bersaglieri sabaudi comandati dal maggiore Enrico Franchini, informati del loro arrivo da alcune persone del posto. Il contingente, ventidue uomini al comando del generale José Borges, oppose una strenua resistenza, vinta soltanto dall’incendio appiccato dai bersaglieri al casolare. Durante lo scontro furono feriti due bersaglieri e rimasero sul terreno il ten. col. Spagnolo Augustin Lafont y Soler di 49 anni, Vincenzo D’Amato Mastronardi e la guida Luigi Ranalletta di Celano. Sempre Pasquale Ranalletta riferì in un processo per brigantaggio che vicino la sua taverna furono ammazzate a colpi di ascia due persone probabilmente sfuggite agli scontri di Avezzano nei primi di novembre 1860. Infatti nei primi di novembre ad Avezzano furono assalite le truppe garibaldine da contadini e pastori che, al grido di viva Francesco II, con fucili, zappe e roncole inseguirono le truppe  unitarie. L’inseguimento, narra Giovanni De Blasis nel suo Libro Sulle tracce di Giacomo Giorgi, si protrasse fino a San Berardo di Celano, appena dopo qualche centinaio di metri dalla taverna di Quatranelle.

Giancarlo Sociali